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“In questo libro parliamo di persone che hanno costituito e costituiscono un’entità con un nome che è cambiato diverse volte nel corso della sua storia, il Registro Italiano nato nel 1861, da tutti conosciuto come Rina. È un nome di donna, ma non si tratta di una donna piuttosto di tante donne e uomini. Non è un partito o un gruppo religioso, anche se la dedizione delle persone che ne hanno fatto parte rasenta per molti aspetti la vita monacale. Si tratta di persone che hanno dedicato la loro vita, oltre agli affetti familiari ma spesso coinvolgendo anche i familiari, ad una causa comune. Una cosa che coniuga aspetti pubblici e privati, con una convergenza di interessi su alcune questioni fondamentali, la sicurezza, la salute, la vita umana e la protezione dell’ambiente, difficile da spiegare ai non addetti ai lavori”.
Dalla fondazione del Registro Italiano Navale nel 1861 fino al RINA dei giorni nostri. Esperienze di vita lavorativa che partono dagli anni ’80, quando il Registro operava principalmente nel settore navale, attraverso gli anni ’90, quando ha incominciato a crescere in altri settori, fino agli anni 2000 quando per affrontare le sfide della globalizzazione ha costituito una società, RINA S.p.A., capace di espandersi in tutto il mondo. 


“La lettura di questo volume è, per chi ha una storia personale e professionale legata a doppio filo a quelle del RINA e del Registro, una vera e propria emozione: ripercorrendo la storia della nostra azienda emerge chiaramente quanto essa sia strettamente legata allo sviluppo dell’Italia intera e dell’imprenditoria nel nostro paese,” spiega Ugo Salerno Presidente e Ad del Gruppo nella prefazione al volume
“Queste pagine sono la conferma che siamo parte - e come noi lo sono stati i colleghi che ci hanno preceduto - di una realtà di eccellenza, che in 160 anni non è mai venuta meno alle aspettative dei clienti e alla sua tradizione di competenza ed integrità. Le radici del RINA affondano nel lontano 1861 quando, insieme all’Italia, nacque il Registro, oggi nostro socio di maggioranza”.
Una lunga storia la cui svolta epocale avviene alle soglie del XXI secolo con il passaggio delle attività operative del Registro a RINA S.p.A. È a partire da quella data che l’azienda, leader in un solo settore, diventa player di punta in numerosi altri ambiti e mercati.


“L’evoluzione del Gruppo RINA non sarebbe stata possibile senza il continuo supporto del Registro che ha posto come suo obiettivo prioritario la salvaguardia dell’azienda ed il sostegno alla sua crescita - continua Salerno - La capacità ed il prestigio del Dott. Gaspare Ciliberti e del Dott. Paolo d’Amico, Presidenti del Registro rispettivamente dal 1999 e dal 2020, hanno svolto un ruolo determinante per il successo dell’azienda di oggi”.  


E ancora. “Per poter giocare un ruolo da protagonisti, negli ultimi anni RINA ha puntato molto sulla diversificazione dei suoi servizi e sull’ internazionalizzazione e ne sta raccogliendo i frutti: agli inizi del 2000 RINA era una realtà di meno di 700 persone con un fatturato di 85 milioni di euro”. Oggi, vent’anni dopo, il gruppo conta oltre 4.000 colleghi in 70 nazioni del mondo che contribuiscono a realizzare ricavi per oltre 500 milioni di euro. 


“Questa crescita non sarebbe stata possibile senza l’asset e il patrimonio più importante del RINA: le sue persone. Oggi, come ieri, la valorizzazione delle risorse umane è il cardine dello sviluppo del RINA, che permette all’azienda di ambire a traguardi sempre più importanti e di mettere in pratica il proprio piano strategico”. 


A proposito di strategia, RINA oggi si impegna sempre più nella salvaguardia dell’ambiente e dell’uomo: “siamo infatti particolarmente attivi nell’ambito della decarbonizzazione e della digitalizzazione, basandoci su quei principi ESG che rappresentano per noi, come per tante altre società, il cardine attorno a cui ruota tutta l’attività dell’azienda. Poter contribuire, insieme a tanti altri colleghi, alla crescita di questa realtà è una esperienza appassionante, così come lo è stata, come descritto in questo libro, negli scorsi decenni. Una realtà che merita rispetto per la storia e gli alti principi su cui è basata, e che è capace di legare le sue persone con un sentimento di appartenenza e, oserei dire, di amore”.

 

 

 

La nuova normalità. Innocenzo Cipolletta, Laterza

“Finora abbiamo vissuto con la speranza, o l’illusione, di poter utilizzare razionalmente tutto quello che avevamo a disposizione ed abbiamo contratto debiti, usato tutte le risorse naturali disponibili sulla base delle tecnologie esistenti, portato ai limiti l’utilizzo delle nostre infrastrutture fisiche e sociali, accettato diseguaglianze e tensioni, come se il progredire delle nostre vite fosse lineare, se tutto si potesse aggiustare automaticamente con la crescita economica e che nulla potesse ostacolarne il cammino”. Siamo entrati in un'era di turbolenza in cui le vicende dell'economia si mescolano con quelle della politica, con quelle militari, con le malattie, con i disastri ambientali e tanto altro, per formare una miscela esplosiva di cui è difficile capire sviluppi e conseguenze. Se abbiamo vissuto tre crisi epocali in vent'anni, è molto probabile che ne vivremo altre nei prossimi anni e che il nostro futuro sarà un succedersi di crisi che si sovrapporranno e interromperanno il corso della storia per reindirizzarlo verso nuove tendenze, senza mai raggiungere una fase di equilibrio, ma sempre transitando da un evento a un altro. Non dobbiamo preoccuparci di sapere in anticipo se e quale sarà la prossima crisi. Non lo possiamo sapere, perché tante possono essere le cause scatenanti e molte di esse possono non avere molto a che fare con l'economia. Ma sappiamo per certo che, se avremo rafforzato il nostro paese e se avremo a disposizione servizi pubblici adeguati e di buona qualità, qualunque sarà la prossima crisi, sapremo gestirla meglio e superarla per riprendere a vivere il più rapidamente possibile. È questa la nuova normalità del futuro. “Siamo entrati ormai nell’era dei “cigni neri”, cioè degli eventi eccezionali, imprevedibili e rari che mettono a soqquadro gli andamenti normali delle nostre vite. Cigni neri che però si stanno “sbiancando” (…). Almeno questo è l’auspicio che possiamo formulare e l’indirizzo di azione che devono prendere le nostre istituzioni per ridurre i rischi a cui andiamo continuamente incontro. E sì che nel corso del tempo ci siamo confrontati con molti eventi che ora abbiamo quasi dimenticato, ma che abbiamo vissuto con molte apprensioni e molte paure”.

Fermare Pechino. Federico Rampini, Mondadori

“Questo libro è un viaggio nel grande paradosso di una sfida planetaria. Vi racconto una faccia della Cina troppo nascosta e inquietante, che l’élite occidentale ha deciso di non vedere. Rivelo il gioco dei corsi e ricorsi, tra due superpotenze che si studiano e si copiano a vicenda. E spiego il Nuovo Grande Esperimento Americano, che tenta di invertire il corso della storia prima che sia troppo tardi”. Federico Rampini racconta una sfida fatta anche di contaminazione reciproca, perché alcuni problemi sono simili: dalle diseguaglianze sociali allo strapotere di Big Tech, dalla crisi ambientale e climatica alla corsa per dominare le energie rinnovabili. Rampini mette a nudo gli aspetti meno noti della Cina di Xi Jinping, con un viaggio insolito nella cultura etnocentrica e razzista degli Han, le abitudini di vita dei Millennial, l’imperialismo culturale nella saga cinematografica del Guerriero Lupo, la letteratura di fantascienza come stratagemma per aggirare la censura, la riscoperta di Mao, le mire aggressive, il militarismo. Senza sottovalutare il groviglio di sospetti che ancora circondano le origini del Covid. L’Esperimento Biden vuole opporre all’espansionismo aggressivo di Pechino un modello socialdemocratico ispirato a Roosevelt e Kennedy. Si scontra però con le divisioni interne all’America. Il capitalismo americano dei Trenta Tiranni ha stretto un patto diabolico con Pechino. Mezza società americana, inclusa “la meglio gioventù”, denuncia il proprio paese come l’Impero del Male, vede nell’Uomo Bianco un persecutore da processare per tutte le ingiustizie della storia. Per fermare Pechino le democrazie occidentali non possono contare sulla coesione, sul nazionalismo e sull’autostima che animano i cinesi. Il rischio che la competizione degeneri fino allo scontro militare è più alto di quanto crediamo. L’Europa è un terreno di conquista per le due superpotenze, perché questa è un’altra sorpresa: sia l’America che la Cina sono uscite rafforzate dalla pandemia. La resa dei conti diventa ancora più affascinante, inquietante, drammatica. Una grande inchiesta nel cuore delle due nazioni che hanno in mano il nostro futuro, firmata da un giornalista e scrittore “nomade globale”, con una vita condivisa tra Oriente e Occidente.

 

 

Il lavoro portuale ai tempi delle meganavi - A. Bottalico, Egea

I porti sono un osservatorio privilegiato per comprendere i meccanismi di funzionamento del reticolo su cui poggiano le strutture produttive e distributive dell’economia globale. Negli ultimi decenni sono stati investiti da importanti trasformazioni, sviluppandosi in nodi all’interno delle catene marittimo-logistiche globali. Al contempo i porti sono radicati all’interno di cornici istituzionali e spaziali specifiche, strettamente connesse con il passato. Attraverso l’analisi comparata dei casi di Genova e Anversa, lo studio focalizza l’attenzione sulle condizioni di lavoro e ha l’obiettivo di rispondere alle seguenti domande: in che modo i sistemi del lavoro nei porti europei stanno cambiando? Quali sono i fattori principali che determinano queste tendenze, e quali le risposte a tali mutamenti? Le evidenze empiriche mostrano la difficile coesistenza tra esigenze del mercato e logiche orientate alla corretta distribuzione delle risorse, alla crescita professionale, a condizioni d’impiego decenti e alla stabilità occupazionale. Lo studio comparato dei sistemi del lavoro nei porti europei, inoltre, favorisce una riflessione più generale sull’impatto delle reti produttive globali e dei vincoli istituzionali sulle condizioni d’impiego locali.

La scoperta del mondo - Valerie Hansen, Mondadori

Per convenzione, l'«età delle scoperte» ebbe inizio nel 1492, quando l’impresa transatlantica di Cristoforo Colombo dischiuse inedite vie commerciali che stravolsero le sorti del mondo e di tante popolazioni. Eppure merci, persone, religioni e persino microbi viaggiavano lungo rotte marittime tracciate già molti secoli prima: nell’anno Mille gli scandinavi, tra i più celebri signori del mare, avevano raggiunto le coste del Nord America e, secondo alcune ipotesi, si erano addentrati fino allo Yucatán ed erano stati catturati dai Maya. Contando su fonti primarie e bibliografiche sterminate, Valerie Hansen, docente di storia a Yale, sostiene che furono le esplorazioni dell’anno Mille a innescare l’avvio della globalizzazione: come i Vichinghi in cerca di legname arrivarono in Canada, così i marinai cinesi si spinsero fino in Australia e oltre le Filippine per soddisfare la brama di lumache di mare e piante aromatiche. In tutto il mondo, popoli animati dal bisogno o dall'avidità intrecciarono relazioni commerciali e fondarono empori. Seguendo i percorsi battuti da mercanti, pellegrini e viaggiatori, questo caleidoscopico giro intorno al mondo fa tappa negli imperi mesoamericani, nella Cina delle stirpi Song e Liao, nei califfati islamici dell'Asia centrale e nell'Africa delle opulente dinastie arricchite dall'estrazione aurifera, senza dimenticare i trafficati mari del Sud, dove i polinesiani identificarono Rapa Nui, Nuova Zelanda, Samoa e Hawaii ben prima di Magellano. Certo, le differenze con la globalizzazione attuale sono notevoli, ma le genti dell'anno Mille affrontarono molte delle sfide con cui abbiamo a che fare anche noi. Perciò, quando ci chiediamo se cooperare o rivaleggiare con i nostri vicini, agevolare il libero scambio o preferire misure protezionistiche, difendere le tradizioni o aprirci alla diversità, il mondo dell'XI secolo può farci intuire che l'apertura di vie globali offrì un arricchimento economico e intellettuale sia agli avventurieri sia a chi, rimasto a casa, conobbe l'alterità grazie alla circolazione di prodotti e idee, a dimostrazione che accogliere con curiosità quel che sembra insolito e distante porta a risultati condivisi e vantaggiosi.

Navi e porti della Badia di Cava - Alfonso Mignone, Passerino Editore

Obiettivo del volume è colmare la quasi totale assenza di studi sistematici su un argomento che rivela, sotto una nuova luce, la funzione innovativa del cenobio cavense. L’autore ha approfondito lo studio delle pergamene dell’Archivio della Badia di Cava relative alle attribuzioni fondiarie monastiche e, dopo averle fotografate, studiate, tradotte e riprodotte, ne ricostruisce le dimensioni internazionali. La celebrazione del Millennio della Badia, nel 2011, fu un’occasione mancata per riscoprire la vera natura dell’Ordo Cavensis che fu cosa ben diversa dai monasteri singoli ed autonomi fondati da San Benedetto e diversi anche dall’Ordo Benedectinus, successivo ai monaci cavensi. Dieci anni dopo, grazie alla sua ricerca meticolosa, sono svelate le vicende marinare della Badia che, con le sue navi e dai suoi porti sulle coste cavense e cilentana, cabotavano in tutto il Regno di Sicilia, prima e Regno di Napoli, poi, verso il Nord Africa musulmano ed il Levante latino per raggiungere Gerusalemme. Alfonso Mignone, salernitano, è avvocato specializzato in diritto della navigazione e dei trasporti e ha pubblicato diversi saggi sull’argomento.



L’economia cinese nel XXI secolo, A. Amighini. Il Mulino

Dopo la rapidissima crescita del trentennio 1980 – 2010 le strutture dell’economia cinese sono profondamente cambiate. Eppure terra, lavoro e capitale sono ancora oggi sotto il saldo controllo dello stato. Cambiati i sistemi istituzionali ed economico del Paese il Partito comunista si garantisce ancora un controllo ferreo attraverso la regolamentazione del mercato del lavoro – seppure indirettamente, attraverso il sistema delle residenze, del mercato della terra – attraverso la proprietà pubblica del suolo e quindi le politiche di destinazioni d’uso dello stesso, e del mercato della moneta – attraverso il controllo ormai diretto (da parte della banca centrale nei dispositivi mobili dei singoli cittadini) della circolazione monetaria con l’introduzione della moneta sovrana digitale. Giunta al suo 70° compleanno il primo ottobre 2019, la Repubblica Popolare Cinese vanta con grande orgoglio i successi materiali raggiunti sul fronte economico con gran parte della popolazione che gode di un tenore di vita incomparabilmente più elevato di pochi decenni fa. L’ascesa della Cina rappresenta la più grande sfida a uno dei principi cardine della filosofia liberale: l’importanza della libertà politica per la crescita economica. Viaggio nella transizione «dal piano al mercato», in quello che è fino ad ora l’unico esperimento riuscito di capitalismo di stato.

Ultimo miglio, A. Mastrandrea. Manni Editore

La logistica è divenuto un settore cruciale, anzi il settore cruciale dell'economia capitalista dalla fine degli anni Novanta. Il trasporto su gomma e via mare delle merci, e quello al dettaglio dell'e-commerce, nell'ultimo decennio sono esplosi e, con l'emergenza sanitaria del Covid-19, hanno conquistato enormi quote di mercato. Consegnare ordini così frammentati e in poche ore ha costi altissimi: sociali, anzitutto, per lo sfruttamento dell'ultimo anello della catena, magazzinieri e driver; ambientali, per l'inquinamento che generano i passaggi su gomma nelle città e, a livello mondiale, il traffico sui mari delle navi portacontainer; economici, per la perdita di Prodotto interno lordo generata dalle delocalizzazioni produttive. È nota la leadership di Amazon nell'e-commerce: la sua forza contrattuale, l'assenza di regole nei rapporti di lavoro, l'evasione fiscale ne hanno fatto il padrone indiscusso. Ma la questione riguarda l'intera economia e si riversa a cascata lungo tutto il sistema, radicando forme di abuso lavorativo in cui il sommerso diventa la regola. Con il corredo, a volte, di infiltrazioni della criminalità organizzata. Angelo Mastrandrea si è messo sulle strade della logistica raccontando alcuni casi emblematici: l'assenza di tutele nel mondo di Amazon, le condizioni dei magazzinieri alla Città del Libro di Stradella, la ribellione alla mafia dei trasportatori di frutta della Geotrans in Sicilia, i viaggi intercontinentali delle navi portacontainer con i loro carichi di monnezza, e l'ultimo miglio dei rider, i ragazzi in bicicletta che consegnano il cibo nelle nostre case.

Terre rare. La Cina e la geopolitica dei minerali strategici, S. Kalantzakos. Bocconi

Le terre rare rappresentano oggi risorse vitali per la produzione di un'ampia varietà di applicazioni high-tech, green e per la difesa: dall’iPhone alle tecnologie mediche più avanzate, dalle turbine eoliche ai sottomarini. Più ancora che rare, sono difficili e costose da estrarre. A partire dagli anni Novanta la Cina è riuscita a ottenere il controllo di circa il 97 per cento dell’industria delle terre rare attraverso una produzione a basso costo, alti dazi sulle esportazioni e limitazioni artificiali dell'offerta. Ma le terre rare - e il monopolio cinese su di esse - sono giunte al centro dell'attenzione internazionale solo dopo che la Cina ha «ufficiosamente» bloccato le esportazioni verso Giappone, Stati Uniti ed Europa. Anche se è stata costretta a rimuovere le restrizioni, ancora oggi la Cina detiene il controllo su questi elementi così critici per gli interessi economici e di sicurezza degli USA e dei suoi alleati. Più di una semplice disputa commerciale, la crisi delle terre rare deve essere vista come una parte del più ampio discorso dei rapporti di forza globali. L'incapacità di Stati Uniti ed Europa di mettere in atto politiche volte all'approvvigionamento futuro e di trovare una soluzione sostenibile per la produzione di terre rare al di fuori della Cina indica che la competizione sulle risorse è destinata a perdurare.



 

Talassocrazia. I fondamenti della geopolitca anglo-statunitense. M.Ghisetti, Anteo

Il dominio sugli oceani riveste una funzione centrale nella competizione per il dominio mondiale. Basta guardare al mondo colombiano, periodo geostorico in cui l’Inghilterra riuscì appunto, affermando la propria insularità, del proprio essere un’isola al largo del grande continente, a diventare il più forte attore politico mondiale tramite la doppia strategia della politica dell’equilibrio in Europa – cioè giocando sulle divisioni tra Stati europei onde evitare l’unificazione continentale – e del dominio egemonico sugli oceani del mondo. Oggi gli Stati Uniti sono la vera isola contemporanea, un’isola di dimensioni continentali che, grazie alla loro posizione insulare unita al dominio che esercitano sull’oceano unito, sono in grado di proiettare la loro potenza a ridosso delle coste di ogni altro Stato, attaccare ed influenzare attivamente gli eventi in ogni angolo del mondo.  Il libro individua ed espone i fondamenti della geopolitica anglo-statunitense, ovvero i concetti, le prospettive, le politiche e finanche le speranze, i desideri e i timori che fondano il discorso geopolitico di Stati Uniti, Regno Unito e del potere marittimo contemporaneo. Attraverso una indagine e citazione dei testi originali e della letteratura accademica, il lavoro individua tali fondamenti nelle opere di Alfred Mahan, Halford Mackinder e Nicholas Spykman, ovvero in coloro che hanno tracciato la via seguita sia dagli autori che dagli Stati che si sono contesi e si contendono tuttora una delle componenti essenziali nella lotta per l'egemonia mondiale: il dominio sugli oceani. Inoltre, il libro indaga il modo in cui le altre principali correnti geopolitiche si sono opposte o hanno cercato di contrastare la talassocrazia anglo-statunitense, dalla geopolitica tedesca classica all'odierno neo-eurasiatismo.  

Il potere delle mappe. Tim Marshall, Garzanti

Per comprendere quel che accade nel mondo abbiamo sempre studiato la politica, l’economia, i trattati internazionali. Ma senza geografia non avremo mai il quadro complessivo degli eventi: ogni volta che i leader del mondo prendono decisioni operative, infatti, devono fare i conti con la presenza di mari e fiumi, di catene montuose e deserti. Con “Le 10 mappe che spiegano il mondo”, Tim Marshall ci aveva mostrato come catene montuose, fiumi, mari e deserti influenzano in maniera decisiva le traiettorie storiche di una nazione, le sue prospettive economiche e le scelte compiute dai leader che le governano. Con questo nuovo libro, il viaggio continua nelle dieci aree cruciali in cui si stanno giocando le partite decisive dei nostri tempi. Scopriamo così perché siamo solo agli inizi di una lunga lotta per il controllo del Pacifico; perché la prossima crisi di rifugiati in Europa è molto più vicina di quanto si pensi; e perché la nuova frontiera della competizione geopolitica sarà lo spazio. Dall’Australia al Sahel, dalla Grecia alla Turchia, dal Regno Unito all’Arabia Saudita per poi volare oltre l’atmosfera terrestre Marshall racconta in che modo le caratteristiche geografiche di un paese hanno condizionato la sua forza e la sua debolezza nel corso della storia e, così facendo, prova a immaginare il futuro delle zone più calde del pianeta.

Quaderno dei fari. Jazmina Barrera, LNF

“Quando visito i fari, quando leggo o scrivo di fari, mi allontano da me stessa. […] Mi allontano nello spazio e vado in luoghi remoti. Mi allontano anche nel tempo, verso un passato che so di idealizzare, in cui la solitudine era più semplice. Mi discosto anche dai gusti del mio tempo perché oggi i fari sembrano figure romantiche e sublimi, due parole passate di moda.” Jazmina Barrera intavola un dialogo con le innumerevoli pagine che i grandi autori hanno dedicato ai fari – da Omero a Walter Scott passando per Stevenson, Lawrence Durrell e, naturalmente, Virginia Woolf – accompagnandoci in un periplo che dalle coste del New England, e dai fari cari a Edward Hopper, giunge fino alle scogliere della Cornovaglia passando per la Francia e la Spagna: un viaggio personale e ricchissimo che si intreccia a una riflessione profonda sui temi della scrittura, della letteratura e del collezionismo. Scritto con l’entusiasmo del naturalista, Quaderno dei fari è in parte un memoir e in parte un saggio letterario che conduce il lettore in un affascinante volo sopra un mare in tempesta per farlo atterrare in un luogo di pace: un’opera umana che custodisce la luce e ci guida in modo disinteressato.

 

 

Vento dal Sud - P. Monti, B. Dardani, G. Sapelli - Guerini e Associati

Qual è il male oscuro che affligge le infrastrutture italiane? Con questo dialogo semiserio o forse troppo serio, gli autori, come detectives, cercano di trovare nella storia gli indizi per motivare un fallimento e nel presente una formula che possa fornire la base per una grande occasione: ripartire dal Mediterraneo e specialmente dal Mezzogiorno per costruire un vero progetto europeo. Mai come oggi l’Italia è chiamata, forse costretta, a interrogarsi sui suoi mali atavici, sul malfunzionamento della pubblica amministrazione e sull’incapacità di compiere scelte nei tempi che il mercato – ma anche il buon senso – imporrebbe. Gli autori evidenziano come le infrastrutture nazionali non abbiano mai conosciuto uno sviluppo organico e di lungo periodo, restando ingessate nella burocrazia senza via d’uscita. La cartina al tornasole è il sistema della logistica e del trasporto delle merci, a partire dai porti: un sistema che produce inefficienza, devasta risorse pubbliche, genera una costante erosione di entrate fiscali. Miliardi di introiti «regalati» al Nord Europa e un progressivo declassamento del ruolo politico ed economico dell’Italia nel Mediterraneo. E ora? La grande occasione del Mediterraneo che colloca il Mezzogiorno nella posizione inusuale di dettare le linee guida di una nuova Europa, in grado di dialogare con altri continenti a condizione di non essere preda e ostaggio di burocrazia e malgoverno.

Cina, ventunesimo secolo - G. Samarani, Einaudi

La Cina del ventunesimo secolo porta con sé un bagaglio fatto di successi ma anche di problemi. Già in questo primo decennio le «specificità cinesi» sono spesso emerse con forza, lasciando intravedere prove di futuro che sono – e probabilmente saranno – assai distanti dalla nostra esperienza storica. Ma insieme la potenza cinese si trova a misurarsi con sfide di natura mondiale: lo sviluppo e le sue compatibilità, i nodi sociali, l’unità e la diversità dei territori che la compongono, le risposte – propositive ma anche difensive – rispetto alla globalizzazione. Così da prefigurare il disegno contraddittorio e aperto della Cina della «quarta generazione» e oltre. “Nell’insieme, quando si voglia dare una valutazione complessiva su questi anni – e più in generale sulla storia moderna e contemporanea cinese – credo sia necessario rifuggire da due possibili interpretazioni estreme ed unilaterali: la prima, lasciarsi eccessivamente attrarre dall’impressione di una Cina solidamente unita, tetragona e inevitabilmente «moderna», simboleggiata dal boom economico e dalle luci sfavillanti e accattivanti del cuore di Shanghai o delle maggiori metropoli, dimenticando profonde differenze e diversità, grandi problemi da risolvere e sfide da vincere; la seconda, attendere la «fine» piú volte annunciata (e forse da certi anche sperata) del sistema, a riprova che «l’esperimento cinese» (mercato piú autoritarismo o capitalismo nel grembo del socialismo, per usare qualche espressione in voga) non può reggere, è durato anche troppo violando vere o presunte leggi dello sviluppo della società umana”.

Groenlandia - S. Orlando, Laterza

Nell’estate 2019 una spedizione percorre la costa della Groenlandia orientale, una delle zone più remote al mondo, al centro di quella crisi climatica che sta terremotando l’Artico. Un viaggio in barca a vela all’interno del fiordo di Scoresby Sund per raccontare fenomeni che stanno avendo un impatto anche alle nostre latitudini: correnti oceaniche improvvisamente calde, ghiacciai che si sciolgono a ritmi senza precedenti, tsunami provocati dal crollo di iceberg giganteschi, fiordi e coste liberi dalla banchisa, specie in via di estinzione. È un Artico ‘azzurro’, e privo di ghiacci, quello al centro del libro, che anticipa il nostro destino climatico e spiega molti aspetti del meteo impazzito che conosciamo. Un racconto di viaggio che si riempie di personaggi e delle loro avventure – esploratori, alpinisti, scienziati che si sono spinti in questa frontiera selvaggia attratti dal fascino per l’ignoto – e che si intreccia al resoconto scientifico. Perché è proprio in questo continente quasi disabitato, dai confini labili e dalla geografia incerta, per effetto delle trasformazioni causate dallo scioglimento dei ghiacci, che gli scienziati hanno trovato un laboratorio ideale per le loro ricerche. Le grandi esplorazioni polari, le affascinanti e terribili vicende di chi cercava il ‘Passaggio a Nord-Ovest’ non sono retaggi del passato. Questo resoconto di un viaggio in barca a vela in Groenlandia lungo lo Scoresby Sund, il fiordo più grande del mondo, ne è la testimonianza. Ma la grande avventura lungo il 71° parallelo nord è anche un reportage al centro dell’emergenza climatica che stiamo vivendo. Conosceremo le storie di chi vive e studia al “centro del ghiaccio”, laddove iniziano i mutamenti che condizioneranno il nostro futuro.