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» »Unlabelled » NOVEMBRE 2019 PAG. 55 - Cento lupi hanno invaso Piazza del Municipio a Napoli







Liu Ruowang torna in Italia con la monumentale installazione “Wolves Coming” per riflettere sugli eccessi del progresso della società contemporanea.
La piazza del Municipio di Napoli, cuore istituzionale della città, ospita dal  14 novembre, fino a fine marzo, la grandiosa opera di Liu Ruowang, trasformandosi in una grande galleria a cielo aperto. Un aggressivo branco di  circa cento lupi – fusioni in ferro, ognuna del peso di 280 kg. - che minaccia un impotente guerriero, è l’allegoria con cui l’artista cinese rappresenta la dura risposta della natura alle devastazioni compiute dall’uomo, stigmatizzando l’incontrollabile processo di antropizzazione dell’ambiente.

“Ho scelto Napoli - ha dichiarato Matteo Lorenzelli, animatore della storica galleria milanese Lorenzelli Arte - per presentare l’installazione di un artista di livello internazionale come Liu Ruowang, perché oltre ad avere spazi aperti, storicamente validi e adatti a questo tipo di eventi, si è conquistata un ruolo di primo piano nel panorama dell’arte contemporanea. Questa è una delle poche installazioni offerta alla cittadinanza nella quale il visitatore può liberamente interagire”.
La mostra, organizzata completamente dalla Lorenzelli Arte, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, propone una riflessione critica sui valori della civilizzazione e sulla grande incertezza in cui viviamo oggi, per contrastare il rischio di progressivo e irreversibile annientamento del mondo attuale.

La dimensione filosofica di Liu Ruowang è anche una vera e propria denuncia dei rischi provocati dalla perdita dei valori umani, mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza, luoghi contaminati dalle prevaricanti mitologie di massa.

L’installazione “Wolves Coming”, già esposta due volte in Italia - nel 2015 alla Biennale di Venezia nel Padiglione di San Marino e, sempre nello stesso anno, a Torino, nella sede dell’Università, inscenando in entrambe le occasioni una chiara denuncia contro l’indifferenza verso le arti e la cultura – è frutto della produzione dell’ultimo decennio che va considerato a pieno titolo il periodo della sua maturità artistica. La sua spiccata propensione per le grandi dimensioni fa sì che le sue opere sfiorino la monumentalità senza però costituire una presenza ingombrante né ostacolare la percezione del contesto circostante. Le forme, grazie ad uno studiato impatto scenico e al continuo dinamismo, vengono avvertite come attori di passaggio che occupano lo spazio senza appropriarsene, con un senso ciclico del moto che ripropone scene e suggestioni nel continuum temporale. I lavori sono presentati in gruppi – afferma l’artista - perché la ‘pluralità’ è il tipo di forma e di forza di cui ho bisogno quando sono intento ad esplorare la relazione tra l’essere umano e l’ambiente, anche alla luce del fatto che la Cina è da tempo un paese che porta avanti uno spirito collettivista. Creare i miei lavori in serie o gruppi corrisponde per me a un linguaggio strutturale del mio fare artistico che supera il linguaggio scultoreo.

Liu Ruowang (1977) è uno dei maggiori artisti contemporanei della Cina. Scultore e pittore, il suo è un percorso originale che si basa su un bagaglio socio-culturale ben preciso, collocato nel solco della tradizione cinese che ha saputo testimoniare grazie all’universalità del suo linguaggio artistico nel quale ha ben amalgamato elementi trasversali con aspetti peculiari della sua tradizione. Partendo dalla considerazione che la storia dell’uomo è anche la storia del suo rapporto con la natura, l’artista cinese affonda la sua ricerca, da un lato, nella cultura del lessico e del pensiero del suo paese e, dall’altro, in quella occidentale. La dimensione filosofica di Liu Ruowang è anche una vera e propria denuncia dei rischi provocati dalla perdita dei valori umani, mortificati dal sistema oppressivo della vita contemporanea, teatro di dolore e violenza, luoghi contaminati dalle prevaricanti mitologie di massa.

                                                                                                                                 Eugenia De Cesare

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