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» » SETTEMBRE 2020 PAG. 19 - Cabina di regia per una visione d’insieme della portualità


 

 “La pandemia da Covid-19 ha avuto il suo effetto negativo sulle attività marittime. Passata la fase critica è giunto il momento di rimboccarsi le maniche per recuperare il tempo perduto e intercettare la possibile ripresa dell’economia che già timidamente emerge dagli ultimi dati di traffico”. Rieletto alla guida degli Agenti Marittimi di Napoli Andrea Mastellone, alla vigilia della Naples Shipping Week 2020, invita a guardare al futuro senza paure puntando, a livello di categoria, sulla strada dell’unità d’intenti e su quella capacità di fare sistema che a livello generale è l’handicap maggiore del nostro Paese. “C’è un aspetto assolutamente peculiare nel mestiere dell’agente marittimo. Di fatto possiamo essere considerati i termometri dello stato di salute dell’economia internazionale. La nostra stessa operatività si alimenta in tempo reale delle variazione degli scambi. E i segnali per i prossimi mesi invitano ad essere incoraggianti”. 


In che modo ha impattato la pandemia sui traffici portuali?   
Il contraccolpo è stato variegato a seconda dei porti, delle loro relative specializzazioni e dei settori di riferimento. Nel bilancio complessivo della “blue economy” pesa e continua a pesare prima il blocco e ora le limitazioni cui è sottoposto il comparto delle crociere, particolarmente sviluppato in Italia e a Napoli in particolare. Per gli altri settori si sta registrando un certo recupero dei traffici dopo il completo black out delle supply chain dovuto all’imposizione dei lockdown nei vari Paesi. Difficile ipotizzare tempi e modalità della ripresa, anche perché dipendono dalle situazioni sanitarie vissute dai singoli stati. Ad ogni modo, facendo riferimento ai dati del porto di Napoli, qualcosa si sta muovendo in modo positivo sia per il settore container che per le rinfuse. 


Le misure prese dal governo sono state sufficienti a sostenere il cluster?
Spiace che la strategicità della logistica sia emersa solo nel momento drammatico che abbiamo vissuto. A livello di categoria molte realtà hanno trovato benefici dalle iniziative intraprese sulla gestione della cassa integrazione straordinaria. Sul momento si è riusciti a reggere l’impatto della crisi ma sul lungo tempo bisognerà verificare in che modo questo sforzo si ripercuoterà sul debito pubblico. Alla fine si tratta di un equilibrio delicato e senza una robusta ripresa dell’economia non potremo dire di aver visto la luce in fondo al tunnel. 


Cosa auspica per un rafforzamento del settore?
C’è un aspetto, credo quello più interessante della recente riforma portuale, che è rimasto sostanzialmente disatteso. Mi riferisco alla famosa cabina di regia centralizzata che di fatto è stata convocata pochissimo e non è riuscita a sortire effetti positivi. Riprendere dall’esigenza di una visione d’insieme della portualità italiana mi sembra un primo passo importante per impostare una politica di crescita della nostra portualità. Soprattutto alla luce delle risorse che dovrebbero essere convogliate dal Recovery Fund. 


Quale futuro per il sistema portuale campano?
L’AdSP si è mossa bene verso il completamento delle infrastrutture che risulteranno strategiche da qui al 2030 per poter competere nel Mediterraneo. La lunga vicenda del dragaggio si è sbloccata sia a Napoli, sia a Salerno e non è poco per mettere al sicuro la piena operatività delle nostre banchine. Vi è poi il capitolo delle grandi opere, dalla Darsena di Levante alla Salerno Porta Ovest. Evitare ulteriori intoppi su queste ultime, arrivare finalmente al traguardo metterà il nostro sistema portuale, adeguatamente ricalibrato secondo le relative specificità merceologiche e operative degli scali di Napoli, Salerno e Castellammare, nella condizione di giocare la sua partita sulla scena globale.

G.G.

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