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» » SETTEMBRE 2020 PAG. 30 - La Spezia, il cluster ha messo le basi per affrontare il futuro


 

 Se, come spesso avviene, il successo di una squadra di calcio riverbera lo stato di salute di un territorio la recente promozione in Serie A dello Spezia conferma quanto di buono ha fatto il sistema produttivo della città ligure negli ultimi anni. Ne è convinto Alessandro Laghezza, a capo dell’omonimo gruppo e presidente di Confetra Liguria, secondo cui «la massima serie calcistica e quella imprenditoriale, in questo caso, si confermano a vicenda». «La Spezia può vantare eccellenze poco conosciute ma di livello internazionale in diversi settori. Uno tra tutti: la produzione di yatch. Il territorio è ricco di potenzialità e con senso di responsabilità, è riuscito ad affrontare la parte più difficile di quest’anno, mettendo le basi per affrontare con più fiducia il futuro». 


Il discorso vale anche per l’ambito logistico?  
Soprattutto per esso. L’industria specializzata può contare su un porto tra i più efficienti d’Italia e su un sistema logistico che non si è mai fermato, anche nei momenti più drammatici, rendendo possibile la ripresa dei volumi che registriamo in questi giorni. 


Partiamo dal porto. Come giudica l’operato della presidenza Roncallo?
Il giudizio personale è molto positivo. Il presidente ha dimostrato grande capacità di ascoltare, di confrontarsi con la comunità portuale per interpretare la direzione in cui quest’ultima voleva andare. Quella di uno scalo sempre più razionale, capace di offrire servizi efficienti, puntando sul potenziamento delle connessioni ferroviarie. Sono state gettate le basi per poter competere in modo efficiente sul mercato.  


Come giudica gli interventi del governo per il sostegno al comparto?
Ci aspettavamo, inutile negarlo, un riconoscimento maggiore per il ruolo svolto nel periodo di lockdown. Ad ogni modo credo che l’intervento messo in campo abbia rappresentato il minimo indispensabile che, in combinato con una ripresa dei traffici molto più sostenuta di quanto si potesse immaginare, ha permesso al cluster di scollinare.   


Il Recovery Fund potrà aiutare la ripresa?
È un’occasione storica, forse l’unica per ammodernare il Paese. Fornisce le risorse per alimentare opere strategiche e in questo il sostanziale recepimento del “modello Genova” nel decreto “Italia Veloce” è un segnale incoraggiante. Ciò che mi preoccupa è però sempre la grande distanza che si registra in Italia tra intenzioni e loro applicazione concreta. Ritornando alla metafora calcistica: è un rigore che non possiamo permetterci di sbagliare.  


Come sta andando l’attività del Gruppo Laghezza?
Il settore tradizionale, quello doganale, ha tenuto bene. La controtendenza è arrivata dal reparto logistico e trasporti dove la politica di crescita di questi anni ha pagato. Per il futuro svilupperemo ulteriormente i servizi a valore aggiunto, di supporto alle imprese andando oltre le solite soluzioni. Un indirizzo che si rende necessario anche grazie all’avanzamento dei processi di digitalizzazione. Man mano che questi andranno avanti le attività meramente operative diventeranno più marginali: da semplici operatori dovremo trasformarci in consulenti doganali.   


Quale messaggio auspica dalla prossima Agorà di Confetra?
Dal crollo del ponte Morandi alla crisi pandemica è emerso il ruolo strategico del comparto logistico. Ci siamo presi la scena in circostanze negative. È il momento di cambiare la tendenza e farci riconoscere come motore per il settore produttivo, fattore di competitività per rilanciare l’economia. Tutto il comparto della “blue economy” necessiterebbe di una maggiore attenzione da parte della Pubblica Amministrazione. 


Come reagire rispetto ai fenomeni internazionali che stanno investendo la logistica?
I processi di concentrazione e integrazione orizzontali della logistica sono sotto gli occhi di tutti. Non mi sembra il caso di alzare barricate nei confronti del cambiamento, però non è proponibile un contesto senza regole che alla lunga permetterà a poche nazioni di gestire direttamente tutto il settore. Sotto questo aspetto l’Italia deve rafforzare la sua presenza in Europa, è lì che si gioca la partita sul futuro di queste tematiche.

Giovanni Grande

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