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» » DICEMBRE 2020 PAG. 28 - Le grandi piattaforme di servizi mettono fuori mercato le Pmi


 

Quando saremo finalmente liberi di uscire dalle nostre case senza nessun tipo di restrizione troveremo un mondo cambiato radicalmente. O quantomeno fortemente indirizzato verso un tipo di futuro su cui ci stiamo interrogando troppo poco. Riccardo Fochi, presidente del Propeller di Milano, grande conoscitore della realtà del Far East ne è convinto e preoccupato. «Tra le conseguenze poco indagate della pandemia c’è un’accelerazione tecnologica che abbiamo introiettato e che sta influenzando la nostra visione interiore e materiale della realtà. Nuovi bisogni, nuovi comportamenti che possono essere misurati e sfruttati dai grandi gestori di big data. Un cambiamento che si rifletterà inevitabilmente anche nel mondo del business e nel settore della logistica. Una sorta di rivoluzione nei confronti della quale rischiamo di rimanere spiazzati». 


Cosa la preoccupa di più della “nuova normalità”?  
Dal punto di vista dell’attività logistica l’attuale crescita dei noli mi sembra un sintomo di quello che verrà. Di fatto l’integrazione verticale dello shipping, la forte polarizzazione del settore sono il modello che ha dimostrato di essere vincente rispetto alla crisi drammatica che stiamo affrontando. Un mondo monopolizzato da grandi piattaforme di servizi materiali e immateriali che tenderà a lasciare fuori dal mercato le piccole e medie realtà tipiche del nostro sistema produttivo.   


Come reagire a tale tendenza?
L’unica soluzione, sembrerà banale ripeterlo, è l’aggregazione dei nostri operatori. Il che non significa come si concepiva un tempo unire le forze ma sfruttare le possibilità date dalla tecnologia per rendere più efficace la loro offerta. E’ il compito che dovrebbero perseguire le associazioni di categoria: aiutare le PMI ad adottare strumenti indipendenti rispetto a quelli usati dai grandi player per valorizzare il patrimonio di competenze e qualità concrete che nessuna intelligenza artificiale potrà mai replicare. Sarebbe utile, per dire, fare uno scouting delle innumerevoli start up che sviluppano soluzioni applicabili al settore della logistica per proporle alle aziende. Evitando che un giorno queste ultime possano diventare dei competitori per lo stesso mercato. 


Quali tipi di servizi potrebbero aiutare il comparto?    
Nel settore aereo, per fare un esempio, le piccole realtà di spedizione devono affidarsi alla mediazione dell’handling. Di fatto nello stesso magazzino giacciono le merci di operatori che non si parlano ma che saranno trasportate nello stesso pallet. Ecco, garantendo il rispetto dei dati relativi alla singola spedizione, si potrebbe rendere più efficiente il sistema attraverso un coordinamento operativo più stringente. L’incapacità di fare “massa critica” d’altronde è alla base del fallimento dei collegamenti ferroviari verso la Cina. In una situazione favorevole di mercato il mondo degli spedizionieri non è riuscito ad organizzare treni da 40 container da inviare verso l’Oriente. Un’occasione persa considerando gli investimenti che le grandi compagnie di navigazione stanno riversando verso le vie terrestri.  


Perché non siamo riusciti ancora a cogliere le opportunità della BRI?  
A differenza di Polonia e Ungheria, che hanno valorizzato la loro posizione geografica al centro dell’Europa, cogliendone i benefici sotto forma di traffici, l’Italia non è stata capace di fare altrettanto con la sua posizione baricentrica nel Mediterraneo. Il rischio è di perdere la partita del futuro che riguarderà soprattutto le delocalizzazioni della produzione cinese in Africa. Questo perché non c’è chiarezza sulle contropartite da chiedere. Siamo l’unico Paese del G7 che ha chiuso un Mou sulla BRI, tra l’altro attirandoci forti critiche dal punto di vista politico. Alla prova dei fatti l’accordo ha prodotto magri risultati mentre la Francia, con semplici accordi commerciali al di fuori della Belt and Road Initiative, è riuscita a vendere a Pechino Airbus per centinaia di milioni di euro.  


Lei è tra i promotori dell’associazione logistica dell’arte. Come procede l’iniziativa?
Abbiamo ottenuto tutte le richieste di sostegno fatte al ministero per mitigare gli effetti negativi che sta scontando il settore a causa della pandemia. Proseguiamo la nostra strada verso una sempre maggiore professionalizzazione del segmento. Per l’anno prossimo lavoreremo per il riconoscimento delle Zone Economiche Speciali per la cultura: chiederemo per determinate aree a vocazione turistica e culturale le stesse semplificazioni pensate per quelle propriamente industriali.

G.G.

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