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» » FEBBRAIO 2021 PAG. 59 - Porti italiani ripartire dal buono che c’è

 

 Nodi critici ma anche prospettive positive. La partita della portualità italiana va giocata a viso aperto, puntando su sistemi logistici in grado servire non solo l’entroterra nazionale ma i mercati internazionali. È il nodo al cuore del saggio “Il sistema portuale italiano”, realizzato da Andrea Appetecchia per il volume “Trasporti e logistica: analisi e prospettive per l’Italia” (Il Mulino), al centro di un webinar organizzato da ISFORT. Il declino degli scali italiani, questa la tesi centrale, è cominciata a cavallo tra i due secoli quando i fenomeni di deindustrializzazione, accelerati dalla crisi del 2009, hanno fatto venire meno i flussi di rifornimento della seconda manifattura d’Europa. Dinamica che ha accentuato, con il venir meno della loro tradizionale funzione, alcune criticità di sistema che riguardano soprattutto qualità delle infrastrutture (che non garantiscono l’accessibilità ai mercati) e la debolezza dei servizi di trasporto e logistica, non adeguato ad una produzione industriale caratterizzata da minori volumi e maggiore qualità. Ma non mancano le occasioni e gli strumenti per recuperare il tempo perduto. «La scelta di Trieste di costituirsi come una piattaforma logistica internazionale può essere considerata una “best practice”» afferma Appetecchia. «Il sistema triestino si è posto come snodo logistico alla soglia delle principali direttrici logistiche internazionali». Un altro elemento positivo, non sfruttato abbastanza, è l’organizzazione del lavoro. «Il modello della 84/94 è all’avanguardia nel garantire qualità e flessibilità: le ultime modifiche apportate garantiscono la possibilità dell’aggiornamento continuo di un asset fondamentale come quello dei lavoratori». Infine, lo sforzo dell’amministrazione doganale verso la digitalizzazione che rientra nel capitolo della connettività complessiva. All’appuntamento è intervenuto anche il presidente di Assoporti, Daniele Rossi, che sulla natura giuridica della AdSP ha invitato «a non flirtare con modelli e ragionamenti che non ci servono». Essenziale sarà la messa a punto di un regolamento sulle concessioni. «L’Art ha fornito una linea guida ma serve un indirizzo chiaro da parte del ministero».


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